Esiste un farmaco efficace su 29 tipi di tumore differenti

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L'Agenzia europea per i medicinali ha approvato di recente la commercializzazione del principio larotrectinib. A molti non dirà nulla, eppure si tratta di un farmaco antitumorale che rischia di segnare una svolta epocale nella cura ai tumori. Non è un caso che tra gli addetti ai lavori i dibattiti a riguardo siano ormai innumerevoli. Il motivo? Questo farmaco riesce a risultare efficace su ben 29 tipi di tumore differenti, visto che va ad attaccare una mutazione genetica (si tratta della fusione genica Ntrk) che può essere riscontrata su un gran numero di tumori solidi.

Cos'è il larotrectnib?

Gli esperti, ormai, lo definiscono come una sorta di jolly. A differenza dei farmaci e delle cure attualmente a disposizione dei malati di tumore, questo farmaco non agisce su una sola neoplasia specifica, ma su tutti quei tumori che hanno un elemento in comune che viene attaccato dal principio del larotrectnib: la fusione del recettore della tirosina chinasi neurotrofica. Ed è per questo che viene anche definito come un inibitore di Trk.

Innovazione è la parola d'ordine anche in medicina, sopratutto quando si parla di patologie tumorali. Innovazione che determina il successo negli ambiti più disparati, dalla tecnologia alla moda, passando per l'automotive e il gaming online coi bonus di apertura dei casino online che hanno rivoluzionato il settore.

I numeri del larotrectnib

Le premesse, insomma, sono più che interessanti: ad esse, però, fanno seguito anche i primi dati sulla sperimentazione che lasciano davvero grandissime speranze per i prossimi anni. Durante il convegno Esmo (è la Società Europa di Oncologia Medica) è stato rivelato che praticamente l'80% dei malati sta rispondendo in modo positivo alla terapia e che l'88% di essi è vivo ad un anno dall'inizio della sperimentazione. Insomma, risultati notevoli. Ma andiamo ad analizzarli più nello specifico.

I pazienti in questione sono stati 153: si tratta di persone di età diversa, sia in quella adulta che in quella pediatrica, e che sono affetti da 18 patologie tumorali differenti, tutte solide. Tra di esse alcune che sono particolarmente (e tristemente) note anche alle nostre latitudini come il carcinoma polmonare o il fibrosarcoma infantile.

Ebbene, di questi 153 pazienti, il 79% ha fornito una risposta attiva al trattamento. 24 malati di cancro (in termini percentuali siamo sul 16%) ha addirittura mostrato sintomi di una risposta completa alle sollecitazioni, il restante 63% (97 pazienti) ha invece fatto registrare una risposta parziale a questa cura. A ciò vanno aggiunti dati più generali ma ugualmente incoraggianti: si è registrato un beneficio clinico nel 91% dei casi mentre il gruppo di 108 pazienti che avevano reagito mediamente bene alle cure è riuscito ad avere anche una risposta piuttosto duratura nel tempo, fino a tre anni.

Per chi non fosse particolarmente avvezzo coi numeri, è utile sottolineare che questo campione è il più numeroso tra quelli che fino ad oggi sono stati trattati con inibitori di Trk e che, soprattutto, è il più longevo in quanto a periodo di sperimentazione.

Ad onor di cronaca, va ricordato che questa sperimentazione che è stata ufficializzata durante il già citato convegno Esmo 2019 che si è tenuto a Barcellona, porta la firma di David M. Hyman e del suo team di ricercatori, provenienti dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

Proprio i ricercatori hanno commentato questi numeri e hanno lasciato grandi speranze per il futuro: "L'efficacia e soprattutto la lunga durata della risposta nei pazienti afflitti da carcinoma caratterizzato dalla fusione dei geni Ntrk lascia ben sperare sui trattamenti futuri con larotrectinib. Quest'ultimo continua a dare responsi favorevoli su un profilo di sicurezza a lungo termine, è ora che un maggior numero di pazienti rientranti nella fascia dei tumori con fusioni di geni Ntrk rientri nel trattamento".

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